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La pace si costruisce in ginocchio:
quando Papa Francesco ha anticipato di una settimana la Messa del Giovedì Santo

 

Oggi abbiamo imparato un'ulteriore lezione da Papa Francesco: la pace si costruisce in ginocchio! Spesso in precedenza, e oggi lo ha ancora una volta ribadito, Francesco ha evidenziato che la pace è frutto di un "lavoro artigianale". Non c'è pace senza un lavoro, senza una relazione, senza un impegno quotidiano, senza accordi duraturi e sinceri.
 
Non si tratterebbe della semplice assenza di guerra, quanto di innescare processi fondati sull'etica relazionale, che, a sua volta, si fonda sulla giustizia, sulla carità, sulla fraternità, sulla solidarietà, sul dialogo. Il lavoro artigianale della pace consiste proprio nella capacità di instaurare veri processi di cammino. Per questo, Papa Francesco ha sottolineato che la pace "è il primo compito che i capi delle Nazioni devono perseguire" per porre fine ad ogni inumano atto di ingiustizia verso la gente, i poveri soprattutto. Infatti, dice ancora Francesco, la pace "è la condizione fondamentale per il rispetto dei diritti di ogni uomo nonché per lo sviluppo integrale dell'intero popolo".
 
Ma Papa Francesco, invocando il dono della pace davanti ai responsabili del Sud Sudan riuniti in Vaticano, ha voluto ricordare che non c'è pace senza fede. 
E' stata la fede l'anima dell'inatteso gesto del Papa, consapevole, come egli stesso ha affermato oggi, che "la pace è il primo dono che il Signore ci ha portato".
L'invocazione del Papa, il suo costante e quotidiano impegno di Guida saggia della Chiesa nel mondo oggi, non è frutto di una diplomazia studiata a tavolino. E' la fede in Gesù Cristo che anima le parole, e soprattutto le scelte di Francesco. Solo la fede rende capaci di inginocchiarsi, non solo dinanzi a Dio, ma anche dinanzi agli uomini.
 

 

 

Dopo il discorso tenuto ai responsabili del martoriato Sud Sudan, il più giovane Stato al mondo, Francesco, dinanzi all'incredulità dei presenti, e cogliendo, come sempre, di sorpresa tutti, si è inginocchiato proprio davanti ai capi del paese africano. 
 
La fede di Papa Francesco è una fede che si inginocchia. Nulla di strano, se sappiamo guardare all'esempio di Gesù di Nazareth, il quale se ne intendeva fin troppo bene di ginocchia piegate! Non si è piegato solo nell'orto degli ulivi per pregare il Padre, o quando si ritirava in luoghi solitari per dedicarsi al dialogo con Dio, ma ha saputo piegarsi anche di fronte ai suoi discepoli la sera del Giovedì santo, per lavare i loro piedi e fortificarli nella comunione. Il gesto, squisitamente sacro, di Gesù durante l'ultima Cena, è un servizio alla pace che genera la comunione.
 
Dunque, Gesù ci insegna che si può costruire la pace solo se si è capaci di inginocchiarsi di fronte ai fratelli.  Solo una pace in ginocchio può generare la comunione.
 
Pace, fede e comunione sono i tre ingredienti per creare nel mondo, a partire dalla concretezza della nostra vita quotidiana, lo spirito della fraternità.
 
Ma Papa Francesco, nel pieno rispetto del suo "nome francescano", e in piena sintonia con la spiritualità francescana, ha saputo compiere il gesto di inginocchiarsi imparando dall'esempio, uno dei più alti della storia, di Francesco d'Assisi.  Il gesto del Papa di oggi va inquadrato nel contesto celebrativo in cui si commemora quest'anno ottocento anni dall'incontro tra il santo di Assisi e il sultano d'Egitto. Non crediamo al caso, ma crediamo nell'opera della Provvidenza di Dio, il quale parla attraverso la storia. Il Papa non è la "fedele copia" o la "bella copia" di Francesco d'Assisi, ma è il fedele testimone dell'annuncio evangelico di Gesù Cristo, sui passi di san Francesco.
 
San Francesco aprì una strada. Oggi quella strada viene percorsa.
 
Non solo, ma il poverello indicò le modalità per percorrere la strada della pace: l'umiltà, ovvero la capacità di inginocchiarsi.
 
Non per questo, uno dei testi evangelici preferiti da san Francesco, e che si fece leggere proprio in punto di morte, è il racconto del Giovedì santo, che da oggi possiamo chiamare "il racconto delle ginocchia piegate davanti ai fratelli".
 
Papa Francesco oggi ha anticipato di una settimana la celebrazione vespertina del Giovedì santo, inginocchiandosi a baciare i piedi dei responsabili politici del Sud Sudan. 
niente paramenti sontuosi, niente turiboli fumiganti, niente canti gregoriani, niente cattedrali, ma solo intimità, silenzio, voglia di servire, una casa domestica. Così come avvenne quel Giovedì santo di duemila anni fa.
 
Impossibile restare indifferenti dinanzi al gesto squisitamente evocativo ed evangelico del Papa.
 

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Ma niente commozioni passeggere,  e niente sentimentalismi. Urge cogliere la profondità del gesto e imparare anche noi, tra le pieghe quotidiane della vita, a saperci inginocchiare dinanzi ai fratelli: ai poveri, agli ammalati, agli anziani, ai bambini, agli immigrati, ai giovani disperati, alle famiglie sofferenti e divise. Questo, per costruire artigianalmente la pace fraterna. 
San Francesco d'Assisi, prima ancora che inginocchiarsi ai piedi del sultano, ha imparato ad inginocchiarsi ai piedi dei suoi frati, lavandoli, asciugandoli e baciandoli. La pace si costruisce a partire dalla propria casa, dal proprio ambiente di vita, dai propri vicini.
 
Ma urge pure imparare ad inginocchiarci ai piedi del Tabernacolo. Senza fede, senza preghiera prolungata, senza ascolto della Parola di Dio, non saremo mai capaci di inginocchiarci di fronte ai fratelli. 
 
Prima di annunciare la pace, quella pace la dobbiamo avere nel nostro cuore,
mettendoci in ginocchio davanti al Signore della pace.

 

 

 

 

 

 

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