Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

 

 

Martedì 9 aprile 2019

Quinta Settimana di Quaresima

 

 

 

• In ascolto della Parola del Signore  ( Gv  8,21 - 30 )

 

Dal vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». 

E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 

Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. 

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui. 


 

 

• In meditazione

 

Nel momento drammatico che precede quelli della crocifissione e morte di Gesù, lo stesso Maestro di Nazareth ci mette nelle condizioni di lasciarci ancora interrogare dall’eterno dilemma: Chi sei?

Dunque, chi è Gesù per me? Questa domanda, una domanda di fede che mai dobbiamo smettere di ripetere, fatta alla vigilia dell’evento culminate della storia divina, orienta la nostra attenzione al mistero della croce. Infatti, Gesù ci dice che quando lo avremo innalzato, cioè quando lui sarà appeso sulla croce, allora comprenderemo chi è veramente, solo allora lo conosceremo e scopriremo la sua vera identità di Figlio di Dio, che ha fatto della kenosis, ossia dell’abbassamento, il suo stile di vita

Nessuno mai ha voluto accettare la sua identità di servo, e questo è uno dei problemi cruciali che lo contrappone ai Giudei del tempo, ma proprio quel momento forte, che l’evangelista Giovanni lo evidenzia come il momento dell’innalzamento, Gesù sarà riconosciuto come il Messia, il Figlio del Padre.

L’evangelista non dice: Quando sarà crocifisso, ma quando sarà innalzatoIl momento della crocifissione è il momento sublime della storia di Gesù, è l’atto di gloria più forte che poteva escogitare Dio, è il momento dell’innalzamento. Come diremmo noi oggi: è il suo momento di gloria.

Ciò che per il popolo poteva significare la croce, con la sua accezione fortemente e solamente negativa, ossia una condanna infame, per Dio è, invece, l’atto supremo della sua vita eterna, è l’atto di amore più forte di sempre

Per conoscere Gesù, dobbiamo avvicinarci sempre più alla Croce. Non c’è conoscenza del Figlio senza la Croce. Come non vi è vita cristiana senza la Croce

La Croce ci educa ad alzare lo sguardo. Chi ha detto che la Croce fa abbassare lo sguardo, piegando l’uomo, rendendolo curvo? Al contrario, la Croce ci orienta a guardare sempre più in alto. E l’essere conficcati sulla croce, non è per noi cristiani un atto infame, ma la capacità di essere tirati verso la parte più superiore, la vetta della fede. La Croce ci educa a guardare la vita dalla parte di Dio, che sta sopra e non sotto, soprattutto, ci fa conoscere Dio. 

Non c’è conoscenza di Dio, non vi è svelamento del volto di Gesù senza lasciarsi appendere sulla croce, senza, cioè, lasciarsi inchiodare da un amore senza risparmio, senza riserve.

È il paradosso della proposta del Vangelo.

 

 

Campagnano di Roma
martedì, 9 aprile 2019
Padre Onofrio FarinolaPadre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

N.B Ricordo che per poter effettuare commenti e partecipare attivamente al blog
é necessario creare un proprio account personale. Maggiori informazioni qui.

 

 

Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

Attenzione: commenti permessi ai soli utenti registrati!

Rossella
Innalzato. Rifletto su questo termine. Come si può dire "innalzato" sapendo che il riferimento è la Croce? È come un ossimoro. Come può uno strumento di morte elevare? È una dimensione che ho fatto molta fatica a comprendere, forse non basta una vita per entrare in questo mistero di salvezza di Dio. "Chi sei?" Aiutami ad abbandonare le bassezze umane e ricercare le altezze, aiutami a pensare più alto, a sublimare la mia vita, a rimanere con i piedi per terra, ma con gli occhi rivolti al cielo. Come la Croce: piantata nella terra, a ricordarci che siamo fragili, ma slanciata verso l'alto, a spingerci a ricercare l'infinito, scintilla di Dio in noi.
Padre Onofrio Farinola
Nella logica giovannea, l'innalzamento sulla croce di Gesù è un vero momento di gloria. Anzi, è la gloria suprema. Dio manifesta la sua gloria proprio sul patibolo della croce che, da condanna a morte, diviene punto di forza, albero di vita da cui solo può scaturire ogni grazia. In realtà, l'evangelista ci vuole aiutare a superare una logica pessimista della croce, facendoci fare un salto di qualità, appunto un innalzamento, e facendoci volgere lo sguardo sulla croce. "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto", ci dice ancora Giovanni. Solo guardando a Cristo, e a Cristo crocifisso, c'è salvezza. Dobbiamo imparare ogni volta sempre più a fissare i nostri occhi verso il Crocifisso, per imparare a vivere il bene supremo.