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In ascolto della Parola del Signore (Lc 9,22-25)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

 

 

In meditazione

 

Dopo aver celebrato l’inizio del tempo quaresimale, la Parola del Signore ci rivolge espressamente l’invito a vivere intensamente questo periodo. Gesù a chiare lettere ci rivolge l’invito a “prendere la nostra croce ogni giorno”, cioè, a metterci alla scuola dell’amore, di un amore incondizionato, oblativo, senza se e senza ma. O si ama sul serio e per sempre, oppure non è amore.

 

La Quaresima, in realtà, è un tempo scolastico, nel senso che è una scuola, o, se volete, diciamo pure una palestra, dove, giorno dopo giorno, guardando al mistero della sofferenza e della morte in croce di Gesù, impariamo a vivere una vita intrisa d’amore, una vita le cui trame s’innervano in un vortice di carità pura e genuina.

 

Amare, voce del verbo infinito morire”, diceva don Tonino Bello.

 

Dunque, non c’è amore che non contempli la croce, che non viva il movimento di allargare le braccia, di stenderle sulla vita del prossimo in segno di abbraccio e di generosa accoglienza. Come ha fatto Gesù sulla croce. Quella croce non è simbolo di sofferenza, ma è la strada intrapresa dal Figlio di Dio per manifestarci un amore senza limiti, un amore che si lascia inchiodare sulla vita di chi ne ha bisogno.

 

Amare è lasciarsi inchiodare sulla vita dell’amato, e la croce diventa il mezzo, ossia l’amore stesso.

 

L’amore che Gesù ha vissuto e ci propone di vivere, non è un amore scontato, passeggero, sentimentalista, come quello che spesso viviamo superficialmente noi, ma è un amore a caro prezzo: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà”.

 

Paradossalmente, più perderai la tua vita, più, cioè, ti lascerai crocifiggere sulla vita dell’amato, più vivrai una vita piena, bella, dinamica, creativa, generosa, altruista.

 

 

 

 

Campagnano di Roma
giovedì 7 marzo 2019
Padre Onofrio Farinola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

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Rossella
Mi interrogo spesso sul significato dell'amore. Non è immediato associarlo alla Croce, è più semplice pensarlo come una dimensione romantica. In verità, l'esperienza e gli anni, mi chiamano a riflettere sul senso dell'amore come sacrificio e come accettazione. Anche queste due parole avevano per me un significato poco piacevole: da poco associo il sacrificio al rendere "sacro" e l'accettazione alla dimensione della fiducia e della preghiera e non alla rassegnazione, che invece è sconfitta. Sono propensa ad allontanare ciò che non mi piace e trovo difficile accettare, non forzare, serbare nel cuore ciò che mi fa soffrire. La mia umanità mi sovrasta e mi rende fragile. L'amore è Cristo in croce, è il sacrificio dell'Uomo abbandonato. Cosa sono disposta a perdere? E per accogliere cosa? Quando si perde qualcosa, si lascia spazio ad altro, nella speranza che "altro" sia qualcosa che mi dia davvero "pienezza". Signore aiutami a disfarmi di ciò che è inutile per fare spazio all'essenziale.
Tiziana Donati
Grazie per questa bella opportunità...?