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Settima settimana di Pasqua

mercoledì 5 giugno 2019

 

 

 

 

• In ascolto della Parola del Signore  (Gv 17,11-19)

 

Dal vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

 

 

• In meditazione

 

Abbiamo già accennato ieri, anche solo di sfuggito, circa il tema dell’unità.

Leggiamo con attenzione le parole di Gesù, e meditiamole profondamente.

Ci sono delle parole, che potremmo definirle “parole chiave” che oggi danno un orientamento alla nostra riflessione condivisa: custodire, conservare, consacrare.

Troviamo un Gesù che prega perché i suoi discepoli perseverino, con la grazia di Dio, nella consacrazione ricevuta, si custodiscano l’un l’altro perché custoditi dal Padre, si conservino irreprensibili nella scelta del discepolato.

La parola “custodire” è una parola chiave del pontificato di papa Francesco. Già nella prima omelia da Papa, nella prima Messa pubblica, il 19 marzo 2013, sosteneva che il custodire è un elemento essenziale della vita cristiana: “Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!”. 

Così il papa: “E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce”.

Custodire il creato, dove per creato non sta semplicemente la natura, ma l’intera umanità, compresa la natura. Dobbiamo educarci alla custodia reciproca.

Certo, oggi potremmo parlare della custodia dell’ambiente, un tema fondamentalissimo e urgentissimo da affrontare. Come la terra custodisce l’uomo(“Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre terra”, cantava san Francesco d’Assisi), l’uomo è chiamato a custodire la terra e quanto in essa è contenuto

S. Antonio ha vissuto la dimensione della custodia, quale credente e figlio di Francesco. Ha custodito i fratelli (i frati) della sua comunità (svolgeva anche servizi umili, come la cucina o pulire gli ambienti comuni della casa), così come ha saputo custodire l’ambiente. Pensiamo all’esperienza della predicazione dei pesci, oppure all’episodio della mula che si inginocchia davanti all’ostensorio tra le mani di Antonio. 

Dunque, Antonio ci insegna che custodire è relazionarci. Egli si relaziona con ogni realtà creata, facendosi fratello di tutti.

Anche i miracoli (il pane dei poveri, il piede riattaccato, la risurrezione di un uomo morto …), sono espressione della custodia, dell’attenzione del santo verso ogni creatura.

Dobbiamo concentrarci maggiormente nella nostra esperienza quotidiana di vita cristiana a custodirci gli uni gli altri: in famiglia, al lavoro, tra le strade, in chiesa. È dal principio della custodia che passa pure la strada della santità.


 

 

Campagnano di Roma
Mercoledì, 5 giugno 2019
Padre Onofrio FarinolaPadre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

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