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Martedì sesta settimana di Pasqua

28 maggio 2019

 

 

 

• In ascolto della Parola del Signore  (Gv 15,26 - 16,4)

 

Dal vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
 

 

 

• In meditazione

 

Gesù oggi si schiera contro la tristezza, si oppone in maniera netta.
I discepoli, sentendolo parlare di “partenza”, percepiscono un grande vuoto, sono stretti dalle catene della tristezza, si lasciano imprigionare da una certa vena malinconica. Non sono riusciti a fare il salto di qualità. Hanno relegato la loro fede ad un affetto fisico. L’idea che Gesù non ci sia più, inteso fisicamente, li rattrista.
Ecco perché parla del Paraclito, dello Spirito Santo. Diversamente, tutto resterebbe a metà. L’azione di Gesù non va mai isolata, ma è sempre un’azione trinitaria.
Se non inviasse lo Spirito Santo, l’azione salvifica del Figlio resterebbe a metà, o incompresa. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo agiscono all’unisono.
In realtà, la liturgia della Parola, offrendoci questa pagina evangelica giovannea ci sta abilitando all’accoglienza del dono dello Spirito Santo. Tra non molti giorni vivremo la festa della Pentecoste, che non è semplicemente il tempo di un giorno, ma il tempo dei giorni, il tempo che dà vita ai giorni a seguire, il tempo che attua nei giorni a venire il mistero della Pasqua, il tempo che rende la Pasqua un evento ordinario, che si inserisce nell’ordinario della nostra vita. È il tempo che abbraccia tuti i tempi, che coinvolge la storia dell’umanità, la tua storia. È il tempo di Cristo Gesù. È il tempo dello Spirito.
Come ci prepariamo ad accogliere questo tempo meraviglioso? Se ci dovesse essere la tristezza nel nostro cuore, se dovessimo per caso vivere il turbamento della coscienza, se siamo schiacciati dal sonno della mediocrità, è il tempo per aprirci ad una visione universale, planetaria, cosmica della nostra vita.
Il tempo che inaugura la Pentecoste è un tempo cosmico, un tempo che da tempo al tempo.
Scusate il gioco di parole, ma la realtà della Pentecoste non è facilmente descrivibile, e bisogna usare tutte le parole per dare l’idea della portata di quell’evento. È il tempo della gioia, perché è il tempo della restaurazione, il tempo che, per dirla con Gesù, restauratutto, rinnova, porta alla luce, rigenera, dà vita.
Maria ha vissuto pienamente questo tempo. La sua vita è tutta coinvolta dal mistero della Pentecoste. Troviamo lo Spirito che la avvolge all’inizio della sua vocazione, e troviamo lo stesso Spirito che continua ad avvolgerla nel giorno della Pentecoste. La vita di Maria è un capolavoro della Pentecoste, è una vita accesa dalla fiamma dello Spirito Santo, illuminata dalla sua grazia, redenta dalla sua forza, profumata dal suo calore, rigenerata dal suo amore.
Iniziamo anche noi a prepararci, perché possiamo davvero lasciarci coinvolgere dalla grazia dello Spirito Santo e, come la Vergine Maria, essere uomini e donne nuovi.

 

 

Campagnano di Roma
Martedì, 28 maggio 2019
Padre Onofrio FarinolaPadre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

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