Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

 

 

Domenica sesta settimana di Pasqua

26 maggio 2019

 

 

 

• In ascolto della Parola del Signore  (Gv 14,23-29)

 

Dal vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

 

 

 

• In meditazione

 

È, ancora, il tema dell’amicizia a fare da sfondo alla pagina evangelica giovannea che questa domenica ci viene proposto, quasi alle porte della conclusione del tempo di Pasqua, che vede nella festa di Pentecoste il suo compimento e anche il suo nuovo inizio.
L’amicizia, lo sperimentiamo spesso nella nostra vita di ogni giorno, non è sempre fatta di vicinanza fisica. Spesso, e con grande turbamento (per questo Gesù dice “Non sia turbato il vostro cuore”), bisogna quasi rassegnarsi alla distanza dalla persona amica.
Il discorso del Maestro Gesù si fa profondo, quando, appunto, ci parla di questa distanza, di una separazione (“Vado”, ripete ai suoi discepoli). Ma Gesù ci insegna a saper attendere l’amico (dopo quel “Vado”, subito aggiunge “E tornerò da voi”). L’amicizia si fonda sulla capacità di attesa
Amicizia non vuol dire stare sempre fianco a fianco, ma è prima di tutto una dimensione spirituale, profonda, dell’anima. Ed è per questo che Gesù parla dello Spirito Santo: “Il Paraclito vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che vi ho detto”. 
Straordinaria questa visione spirituale dell’amicizia! Spesso si pretende che l’amico ci sia sempre al nostro fianco (sarebbe un’amicizia forzata), come si pensa che per essere amici è necessario stare sempre insieme (diventerebbe una schiavitù), o che per essere amici bisogna per forza vedersi e sentirsi in ogni istante (priverebbe della libertà di ciascuno). 
L’amicizia è prima di tutto una dimensione dello spirito, è un’azione spirituale. Per questo, non bisogna temere le distanze, la separazione, l’allontanamento.
Alcuni di noi sicuramente nella vita hanno vissuto una tragica separazione dall’amico/a, soprattutto quando questi viene fisicamente a mancare del tutto, quando c’è di mezzo il lutto.
“Non piangere più, se veramente mi ami”, concludeva una poesia di s. Agostino sulla storia di un’amicizia troncata dalla morte.
E a favore dell’amicizia più vera, quella spirituale, aggiungeva queste parole, quasi che a proferirle fosse la persona che non fisicamente non c’è più: “Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli al confronto. Mi è rimasto l’affetto per te: una tenerezza che non ho mai conosciuto. Sono felice di averti incontrato nel tempo, anche se tutto era allora così fugace e limitato”. 
L’amicizia così intesa è eterna, non può essere assoggettata all’usura del tempo e dello spazio, ma ne varca i loro confini temporanei. 
Spesso, anche nella vita spirituale, pretendiamo di vivere l’amicizia con Dio in maniera tangibile. “Se vedo i miracoli, allora credo”. La fede dell’amicizia con Dio non può fondarsi sulla visione dei miracoli, che “lasciano il tempo che trovano”. L’amicizia con Dio, così come l’amicizia tra noi umani, non è mai tangibile. Anzi, è una melodia dolce, che devi fare attenzione a percepire i suoi delicati e armonici suoni
Maria di Nazareth, l’amica per eccellenza, di Dio e dell’umanità, è colei che non si è turbata nemmeno di fronte alla morte del Figlio sulla croce. Non ha vissuto in modo traumatico la separazione fisica con Cristo, ma ha saputo colorare quel momento tremendo con i colori dell’attesa e della speranza, tanto da ricongiungersi fisicamente ed eternamente con lui.

 

 

Campagnano di Roma
Domenica, 26 maggio 2019
Padre Onofrio FarinolaPadre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

N.B Ricordo che per poter effettuare commenti e partecipare attivamente al blog
é necessario creare un proprio account personale. Maggiori informazioni qui.

 

 

Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

Attenzione: commenti permessi ai soli utenti registrati!