Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

 

 

Domenica Terza Settimana di Pasqua

5 maggio 2019

 

 

 

 

 

• In ascolto della Parola del Signore  (Gv 21, 1 - 19)

 

Dal vangelo secondo Giovanni

 

[In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.]

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


 

 

 

• In meditazione

 

“E’ il Signore!” è l’esclamazione della Chiesa che riconosce Gesù risorto. È, più in particolare, una professione pubblica di fede nel Cristo.

Professare la propria fede, è ciò che oggi viene chiesto a ciascun membro della Chiesa. Spesso si è credenti ma svuotati di fede; si è cristiani ma senza riconoscere la signoria di Cristo sulla propria vita; si è battezzati, ma senza vivere un profondo rapporto di comunione con la Chiesa.

Quale dunque, la nostra fede? Come la viviamo? Come la professione?

“Credo in un solo Gesù Cristo … [il quale] il terzo giorno è risuscitato … Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo”. È ciò che ripetiamo ogni domenica dopo la liturgia della Parola. 

La professione di fede, comunemente chiamata “Credo”, resterebbe un qualcosa ritmato dalla ripetitività e dalla memoria, con il rischio di non assimilare il suo profondissimo e unico valore intrinseco. E a pensare che quel Credo è frutto di una lunga storia, spesso travagliata e controversa. È il Credo degli apostoli, è il credo dei primi Padri della Chiesa, il Credo dei santi. È il credo della Chiesa, che attraversa tutta la sua storia e la sua cattolicità, ovvero la sua universalità. In quel Credo noi troviamo e siamo chiamati a respirare l’aria della cattolicità ecclesiale, ossia l’aria universale della Chiesa. 

Vuoi sentirti legato alla Chiesa? Prega con il Credo.

Vuoi vivere la tua appartenenza alla Chiesa? Prega con il Credo.

Vuoi sentirti parte della grande famiglia ecclesiale? Prega con il Credo. 

Vuoi sentirti figlio della Chiesa? Prega con il Credo.

È lì che troviamo tutta la nostra fede, quella fede che trova le sue origini nell’esclamazione dei primi discepoli di Gesù Cristo: “E’ il Signore!”. È lui il mio Signore, è lui il fondamento della mia esistenza, è lui il mio sostegno, è lui il mio tutto.

“Mio Dio, mio tutto!”, esclamava san Francesco d’Assisi.

Mai come oggi, la Chiesa, e quindi ogni singolo battezzato, deve potersi innamorare maggiormente del “Credo”, deve saperlo vivere e proclamare, per testimoniare la sua fede in Gesù risorto

Non dobbiamo avere paura di professare la nostra fede, di proclamarla pubblicamente, di ripeterla. Soprattutto in certe circostanze di ostilità verso la Chiesa e verso Gesù Cristo. 

Impariamo a recitarlo ogni giorno, così pure coglierne il suo profondo valore, la sua portata teologica e pastorale, per vivere ogni singolo aspetto (Dio Padre, Gesù Cristo, Spirito Santo, Vergine Maria, i santi, la Chiesa, il Battesimo, la vita eterna) nella nostra vita di ogni giorno, e così comprendere che la professione di fede non è una filastrocca religiosa, quanto l’essenza della nostra stessa fede.



 

 

Campagnano di Roma
Domenica, 5 maggio 2019
Padre Onofrio FarinolaPadre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

N.B Ricordo che per poter effettuare commenti e partecipare attivamente al blog
é necessario creare un proprio account personale. Maggiori informazioni qui.

 

 

Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

Attenzione: commenti permessi ai soli utenti registrati!