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Sabato 2 novembre 2019

Commemorazione dei fedeli defunti

  

 

• In ascolto della Parola (Mt 5,1 - 12a)

 

Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.

 

Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:


«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


 

• In meditazione

 

 

Per la meditazione nel giorno in cui commemoriamo i fedeli defunti, mi piace leggere, alla luce dell’odierno contesto, la pagina biblica delle beatitudini, che la liturgia della Parola ci propone nel terzo formulario della Messa. Abbiamo nuovi defunti oggi, per i quali, pur lasciandoci prendere da un moto di istintiva e momentanea compassione, forse pochi versano qualche lacrima e avvertono la loro assenza. Per questi defunti, nessuno riserva momenti di lutto; nessuno costruisce tombe dignitose; nessuno si ricorda di far celebrare Messe per loro nel corso del tempo. Semplicemente si ripete “Poverini!”, si avvicinano telecamere per riprendere certi momenti drammatici della morte di questi fratelli e sorelle, i politici di turno fanno la passerella e speculano, in bene e nel male, sulla loro morte.

Nel giorno in cui preghiamo in modo particolare per i nostri cari defunti, quando i nostri cimiteri si affollano di gente e di fiori e ceri, non possiamo volgere le sguardo dall’altra parte, non possiamo lasciarci contristare il cuore nel vuoto del nostro egoismo, quasi esistessero solo loro, i nostri defunti. Che, pure, certamente, dobbiamo ricordare, ma non possiamo dimenticare tutti quei morti che nessuno ricorderà mai, per i quali nessuno offrirà un’offerta per celebrare loro una Messa, nessuno andrà a posare qualche bel fiore sulle loro tombe bianche e senza fotografie. E senza nome.

Nel nostro tempo, Gesù sale sulla punta più alta della scogliera che si affaccia sul Mare Mediterraneo: si siede e si immerge nella solitudine, mentre nessuno si accorge della sua presenza.

Quando un tempo si pose a sedere sulla montagna, i discepoli gli facevano corona per mettersi in ascolto della sua parola, cercando di sedersi quanto più vicino a lui per ascoltarlo meglio. 

Intanto, pur essendo solo, Gesù non rinuncia a parlare, e affida al vento, il soffio dello Spirito, queste parole. Alla sua vista si presenta una danza di gabbiani che gironzolano e garriscono.

«Beati questi poveri in spirito, poveri anche di ciò che è essenziale per vivere una vita dignitosa, poveri della loro dignità, venduta alle onde del mare, perché, anche incontrando una morte certa nell’abisso marino, non sono destinati ad essere là, ma nel regno dei cieli.

Beati questi poveri migranti che piangono per la partenza dai loro paesi, dalle loro famiglie, dai loro legami affettivi; che piangono per l’incertezza che sanno di affrontare durante il viaggio che dovrebbe condurli alle porte dell’Europa; che piangono per le ristrettezze economiche che non garantiscono nulla di certo. Beati loro che ora piangono, perché troveranno piena consolazione. 

Beati questi migranti, che fuggono dalle loro belle patrie, che sono miti, indifesi, inermi, spogliati di tutto, perché non sono destinati a rimanere per sempre in queste acque divoratrici, ma la loro patria è nei cieli, tra le braccia di Dio.

Beati questi migranti, affamati e assetati di giustizia, denudati dalla loro dignità, in cerca di quel normale diritto e dovere di rispetto umano, perché c’è chi si prenderà cura di loro e restituirà i loro diritti e doveri, che nessuno può togliere e usurpare.

Beati quanti avranno misericordia di loro, quanti li accoglieranno, quanti si dedicheranno al loro servizio, quanti si adopereranno per avvolgerli nell’alone dell’amore, quanti si schiereranno dalla loro parte, quanti si impegneranno per prestare loro la voce della verità, perché essi stessi saranno avvolti dalla misericordia di Dio.

Beati i puri di cuore, cioè coloro che sanno fare spazio dentro di sé, nella propria esistenza, ai fratelli e alle sorelle che chiedono di sedere alla nostra stessa mensa, di poter dormire in un letto, di poter usufruire di ciò che è necessario per vivere dignitosamente. Beati questi puri di cuore che sanno fare spazio al prossimo con amore e disinteresse, perché, vedendo loro, contemplano già il volto di Dio.

Beati coloro che si adoperano per la pace, per la pace nei cuori degli uomini e per la pace nelle terre dissanguate dalle guerre di interesse e di parte. Beati quanti annunciano la pace, quanti la vivono e la offrono, quanti si schierano a favore di una pace duratura, perché sono figli di Dio, il Dio che è pace.

Beati questi migranti che soffrono le persecuzioni di ogni genere, per cui devono assolutamente scappare dalla loro patria. Beati quelli che soffrono a causa di guerre e di persecuzioni per la loro fede. Beati loro, perché non scapperanno mai dalla patria eterna, non saranno mai più costretti alla fuga, non dovranno più subire ingiustizie a causa della loro professione religiosa. Ma, anzi, saranno introdotti in forma solenne ed eterna. 

Beati, dunque, tutti quelli che scappano dalle loro amate terre, dai loro legami affettivi, dalle guerre, dall’ingiustizia e dall’indifferenza dei prepotenti, da chi li opprime e li perseguita, da chi li schiavizza, perché, pur non trovando un approdo sicuro dopo un estenuante viaggio marino, saranno, certamente, accolti nel regno dei cieli. Nessuno si ricorderà di loro; nessuno mai saprà i loro veri nomi; nessuno conoscerà le loro date di nascita, se non solo quelle di morte; nessuno si preoccuperà del loro passato; nessuno sperimenterà il dolore che ha stretto i loro cuori alla partenza dalle loro terre. Dio no, Lui si ricorda sempre di loro, Lui conosce i loro nomi, come conosce le stelle una per una, Lui li conosce sin dall’eternità e all’eternità li destina.


 

 

Campagnano di Roma
Sabato, 2 novembre 2019
Padre Onofrio Farinola Padre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

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