Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

 

 

Domenica 4 agosto 2019

XVIII Domenica del Tempo Ordinario C.2019

 

 

• In ascolto della Parola (Lc 12,13 - 21)

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».


 

• In meditazione

 

Le parole di Gesù, condensate nella parabola del ricco stolto, che l’evangelista Luca ci offre questa domenica estiva, possiamo comprenderle alla luce di quanto ascolteremo nella prima lettura del Qoelet: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”.
Gesù non ci dice che i beni materiali non siano una buona cosa, ma ci mette sull’attenti perché quei beni non imprigionino il nostro cuore, e quindi non schiavizzino la nostra persona.
Possedere quei beni materiali che servono al sostentamento della nostra vita è una cosa buona. Non è buona, invece, lasciarsi che quei beni posseggano noi. Il rischio è proprio questo, che non siamo noi a possedere i beni materiali, ma sono quei beni a possederci, a renderci schiavi loro, a trasmetterci ansia per custodirli, e quindi a far ruotare tutta la propria esistenza intorno ai beni materiali.
Dunque, la pagina evangelica di Luca ci offre l’occasione per riflettere sull’uso dei beni nella nostra vita. Quei beni che non sono soltanto a nostra egoistica disposizione, ma vanno fraternamente condivisi.
Viviamo in un tempo in cui la distribuzione dei beni materiali non coinvolgono buona parte dei cittadini del mondo, ma sembrano quasi un’esclusiva di pochi. Questo a livello universale, ma il problema sussiste anche a livello locale, famigliare, professionale. Spesso si è in preda alla gelosia per le proprie cose, per i propri beni, escludendo anche il prossimo più prossimo dalla condivisione di ciò che è dato per il benessere di ciascuno.
La povertà nel mondo non è una questione di Dio, ma un problema generato dalla gelosia e dall’indifferenza umana.
Uno dei documenti più belli del Concilio Vaticano II, la Gaudium et spes, ci ricorda che: “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati devono equamente essere partecipati a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità” (n. 69).
I beni sono dati per essere condivisi e non trattenuti. E i cristiani, in particolar modo, sono chiamati a vivere questo principio essenziale, che potremmo chiamare “principio eucaristico”. Se l’Eucarestia è culmen et fons, culmine e fonte della vita cristiana, così come dice, ancora, il Concilio, questo vale per ogni aspetto della vita umana.
Spieghiamoci meglio. Sappiamo bene che l’Eucarestia è il dono della comunione, Dio, nella persona di Gesù, nelle forme del pane e del vino, si offre all’uomo in segno di condivisione e di offerta di sé. L’Eucarestia, però, resterebbe sterile offerta se non producesse una spinta generativa nella vita di ciascun credente. E la prima spinta consiste proprio nella capacità di offrirsi, donarsi, spezzarsi, condividere la sua stessa vita. È la vita il primo dono da condividere. E, insieme alla vita, tutto ciò che appartiene ad essa, quindi i beni materiali.
La vita è fatta per essere condivisa. Il papà è chiamato a condividere la sua vita con la moglie e i figli; la mamma con il marito e i figli; i nonni con i figli e i nipoti; un professionista con i suoi colleghi e con la realtà, e quindi con le persone, a cui è indirizzato il suo servizio; il politico con i cittadini verso cui ha una responsabilità di servizio; il Papa con la Chiesa e l’intera umanità; il prete con i fedeli a lui affidati. Insomma, ciascun uomo, ciascun cristiano, nella sua concreta realtà esistenziale, è chiamato a far partecipare della sua vita, della sua professione, dei suoi beni gli altri. Soprattutto, quando per altri si intendono i più bisognosi, i poveri, gli ammalati, gli anziani, i bambini.
Dunque, il bene più grande è la vita. Quella vita che non va trattenuta, rischierebbe di perdersi nei meandri dell’indifferenza e dell’avarizia, ma condivisa in maniera disinteressata.

 

Campagnano di Roma
Domenica, 4 agosto 2019
Padre Onofrio FarinolaPadre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

N.B Ricordo che per poter effettuare commenti e partecipare attivamente al blog
é necessario creare un proprio account personale. Maggiori informazioni qui.

 

 

Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

Attenzione: commenti permessi ai soli utenti registrati!