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Domenica 21 luglio 2019

XVI Domenica del Tempo Ordinario C.2019

 

 

• In ascolto della Parola (Lc 10,38 - 42)

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


 

• In meditazione

 

L’accoglienza. È questa la parola chiave che permea tutta la liturgia della Parola di questa domenica.
A me sembra significativa la riflessione sul tema dell’accoglienza per diversi motivi.
Siamo in tempo in cui l’accoglienza vive la sua crisi più profonda.
C’è, in realtà, crisi di accoglienza, generata dalla diffidenza, dalla logica finanziaria, dall’indifferenza, dall’ipocrisia, da un sistema ingenerante di chiusura nazionalista, dallo spirito fondamentalista. Senza comprendere, invece, che senza accoglienza la cultura si fa arida, rischia la sterilità sociale e spirituale.
Una società incapace di accogliere è una società incapace di generare.
Accoglienza vuol dire apertura alla diversità, spirito di dialogo, desiderio di confronto, capacità di interagire insieme, impegno comune per l’interesse per il territorio, trovare occasioni per pregare insieme pur nella diversità di religione.
Questo vale tanto per i cristiani, quanto per i musulmani o per altri popoli di altre religioni.
Rispetto reciproco vuol dire proprio accoglienza reciproca a partire dalle diversità culturali e spirituali, per rendere ancora più ricche le stesse diversità.
“Oggi le paure hanno traslocato. Si sono cioè trasferite dalla fascia cosmica, per così dire, alla fascia antropologica. Non si articolano più attorno al cuore della natura: si articolano attorno al cuore dell’uomo. Oggi, cioè, non si ha più paura della carestia provocata dall’avarizia della terra, ma si ha paura, angoscia della carestia provocata dall’avarizia e dell’egoismo dell’uomo”, faceva osservare don Tonino Bello.
E mi piace continuare a condividere le parole che lo stesso vescovo don Tonino continuava a dire. E con queste parole, oggi vogliamo riflettere sulle nostre mille paure antropologiche per rischiare la nube dell’indifferenza e aprirci davvero all’accoglienza, facendo della stessa accoglienza uno stile di vita permanente, a partire dalle relazioni più prossime, dalle nostre famiglie, dai nostri amici, dai nostri colleghi di lavoro.
E’ dal cuore umano che nasce e si sviluppa la nube tossica delle paure contemporanee. Paura del proprio simile. Paura del vicino di casa. Paura di chi mette in crisi le nostre polizze di assicurazione. Di chi mette in discussione, cioè, i nostri consolidati sistemi di tranquillità, se non di egemonia. Paura dello zingaro. Paura dell’altro. Paura del diverso. Paura dei Marocchini. Paura dei Terzomondiali. Paura di questi protagonisti delle invasioni moderne, che se non chiamiamo barbariche è soltanto perché ci coglie il sospetto che questo aggettivo debba spettare a noi cosiddetti popoli civili, che, dopo duemila anni di cristianesimo, siamo ancora veramente incapaci di accoglienze evangeliche. Paura di uscire di casa. Paura della violenza. Paura del terrorismo. Paura della guerra. Paura dell’olocausto nucleare. Paura di questa apocalisse a rate che ci viene somministrata dalla produzione crescente delle armi e dal loro squallido commercio, clandestino e palese”.
Liberiamoci dalle mille paure e pariamoci alla gioia dell’accoglienza!

 

Campagnano di Roma
Domenica, 21 luglio 2019
Padre Onofrio FarinolaPadre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

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