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Santo Natale 25 dicembre 2019

 

 

  

 

• In ascolto della Parola (Gv 1,1-5.9-14)

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

 

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. ]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

 

 

 

• In meditazione

 

 

La liturgia del Natale, con la Messa proposta per il giorno, ci fa ascoltare le melodiose parole del Prologo di san Giovanni, che riprendono i concetti che troviamo nelle prime pagine della Genesi, il primo libro della Sacra Scrittura, dove si racconta della creazione. 

Bene, l’evangelista Giovanni, a differenza degli altri tre sinottici, non ci racconta il momento della nascita di Gesù come un fatto storico, ma dà una lettura più approfondita, diciamo pure teologica. Giovanni, praticamente, si chiede: cosa significa per l’umanità la nascita del Figlio di Dio? Quale portata storica e teologica assume? Che vuol dire l’incarnazione di Gesù?

Queste domande sottostanno al Prologo giovanneo. Dunque, l’evangelista ci prende per mano e ci introduce nel grande mistero dell’incarnazione di Gesù, senza togliere la poesia che può caratterizzare il racconto della nascita. Anzi, sebbene Giovanni ritiene opportuno usare un altro stile, un po' più alto rispetto a quello narrativo, non fa mancare la dimensione poetica. Dove per poesia, non si intende l’incantesimo, la dimensione fuori della realtà. No, ma lo stile poetico ci introduce nel mistero, è un modo per descrive l’indescrivibile, l’inenarrabile, l’indicibile.

Impossibile raccontare, come fosse un fatterello, l’evento dell’incarnazione del Figlio di Dio. La poesia, che poi dà una nota particolare a tutto il tempo pre natalizio e del Natale stesso, è una forma, uno stile che introduce nel mistero.

Lasciamoci pure trasportare dalla poesia del Natale, per entrare più a fondo nel suo mistero. 

Entriamo in questo mistero inaudito, ma non inaccessibile. 

L’atteggiamento è quello della Vergine Maria, la quale “meditava tutte queste cose nel suo cuore”.

Ma è anche l’atteggiamento di Giuseppe, che taceva di fronte a tutto quello che avveniva sotto i suoi occhi.

Così è anche l’atteggiamento dei pastori, che rimangono meravigliati quando vedono con i propri occhi ciò che avevano annunciato loro gli angeli.

E sarà pure l’atteggiamento dei magi, i quali provarono una gioia immensa quando arrivarono al punto in cui si posava la stella, ovvero la grotta di Betlemme.

C’è un tripudio di meraviglia, di silenzio, di stupore, appunto di poesia.

Il Natale di Gesù deve educarci a tutto questo. Abbiamo smarrito il gusto della poesia, abbiamo perso la gioia di stupirci, siamo anemici in termini di meraviglia, pecchiamo per la mancanza di silenzio contemplativo. 

Ci assalgono mille parole e milioni di suoni. Ci azzannano mille pensieri al secondo. Ci disturbano le onde magnetiche della distrazione. 

Il Natale deve aiutarci a riscoprire il valore di ciò che può farci cogliere il senso vero della vita.

E questo senso lo si potrà cogliere solo dal momento in cui facciamo silenzio, ci stupiamo, ci meravigliamo, ci lasciamo trasportare dalla poesia.

La poesia deve divenire uno stile di vita che deve impregnare tutta quanta la nostra esistenza.

Non è pensabile una vita senza poesia, senza silenzio, senza meraviglia, senza stupore.

Qualcuno potrebbe chiedermi: come è possibile meravigliarci di fronte ai fatti drammatici che ogni giorno ci raccontano i telegiornali? Come è possibile fare silenzio di fronte al dolore e al pianto di chi soffre? Come è possibile stupirsi di fronte alle brutture della cronaca nera di ogni giorno? Come è possibile lasciarsi contagiare dalla poesia di fronte ai problemi che ogni giorno le nostre famiglie devono affrontare?

È possibile! Il Natale è il mistero della nascita di Gesù. E di fronte a questo mistero noi siamo chiamati a ritrovare il senso della nostra stessa vita. Dinanzi al mistero del bambino avvolto in fasce, siamo invitati a cogliere la profondità della vita. Dinanzi alla povertà in cui viene a nascere il Figlio di Dio, siamo chiamati a dare ragione a tutte le povertà del mondo, alle nostre povertà. Dinanzi alle ristrettezze in cui viene a trovarsi la famiglia di Nazareth, siamo chiamati a coltivare la speranza di una vita che non si qualifica per i soldi che accumuliamo e per i beni materiali, che oggi servono e domani no, ma di una vita che ha senso solo se si sa guardare sempre avanti, se si sa andare oltre.

Questo vuol dire impregnare l’esistenza di poesia. Questo vuol dire, soprattutto, adottare lo stile della poesia. Una poesia che tenga conto della realtà, e che questa realtà la trasformi in qualcosa di più vero, in gioia, in amore, in speranza.

Auguri, allora, perché la tua vita divenga una poesia vivente, una lode perenne al Dio Creatore.

Buon Natale!


 

 

Santo Natale
25 dicembre 2019
Padre Onofrio Farinola
Blog Parola 4.0Padre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

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