Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

 

 

22 dicembre 2019

Quarta Domenica di Avvento

 

 

  

 

• In ascolto della Parola (Mt 1,18-24)

 

Dal Vangelo secondo Matteo

 

Così fu generato Gesù Cristo:

sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 

 

 

• In meditazione

 

 

Quarta e ultima domenica di Avvento. Ultima tappa di un percorso che vede raggiungere, finalmente, la meta. Quella meta che non è mai la fine, ma il fine di un cammino.

Infatti, raggiungere la grotta di Betlemme, per noi non è il raggiungimento finale del traguardo, magari dopo una corsa affannata, ma il momento in cui ci viene consegnata la fiaccola, come avviene in una staffetta, per proseguire, in modo rinnovato, luminoso, il nostro itinerario di vita umana e cristiana.

Stiamo raggiungendo Betlemme, “la casa del pane”, ma anche la casa della luce. Siamo chiamati, pertanto, a lasciarci consegnare la luce di Cristo perché ci illumini e, attraverso noi, illumini gli altri.

San Paolo nella seconda lettura ci fa prendere coscienza che siamo stati scelti per annunciare il Vangelo di Gesù Cristo, cioè siamo chiamati a portare al mondo la luce del Signore.

Il giorno di Natale, l’evangelista Giovanni ci ricorderà che venne al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo, e che, quindi, la sua funzione è illuminare le tenebre del mondo, il buio che spesso ottenebra la nostra coscienza, la coscienza del mondo.

Mentre raggiungiamo Betlemme, lasciamoci contagiare dalla luce che scaturisce dalla povera grotta, e sappiamo anche diffonderla, perché tutti, come i pastori e poi i Magi, possiamo provare una gioia grandissima.

Ogni luce che viene al mondo, ogni bambino, ogni vita nuova è sempre motivo di gioia incontenibile.

Cristo deve essere per noi la fonte di una gioia incontenibile, perché ci illumina, desidera illuminare ogni uomo e ogni donna sulla terra.

Così come fu illuminata la Vergine Maria, che il Vangelo ci presenta come modello di accoglienza della luce, di Gesù.

La Vergine Santa ci fa comprendere che solo una vita trasparente, pura, limpida è capace di lasciarsi contagiare dalla luce del Signore e può, a sua volta, illuminare gli altri. L’evangelista evidenzia che Maria era vergine, cioè limpida, cristallina come l’acqua. E che quella verginità del corpo e dello spirito può lasciarsi contagiare dalla bellezza e dalla luminosità del Signore.

Una vita “occupata” da altri pensieri, da altri pseudo amori, da ciò che ingombra e ottenebra l’anima, una vita appesantita dal superfluo, da ciò che offusca ogni più nobile sentimento d’amore, è una vita incapace di lasciarsi illuminare, non riesce ad intravedere nemmeno uno spiraglio di luce, non riesce a far oltrepassare da nessuna fessura, qualora ci fosse, nemmeno un raggio di sole.

Solo una vita vergine, limpida, genuina, corroborata da un amore disinteressato, dinamico, che abbraccia tutti a 360 gradi, senza fare nessuna distinzione, solo una vita così è predisposta a lasciarsi illuminare e a fare luce agli altri.

In questa domenica ci viene chiesto di fare questo esercizio di disincrostazione dell’anima, perché la luce del Figlio di Dio venuto in mezzo a noi, possa irradiare di un nuovo senso e di una nuova forza la nostra esistenza e, così fortificati, possiamo trasmettere al prossimo, soprattutto al prossimo sofferente, annebbiato dal dolore, ottenebrato dalla disperazione, rabbuiato dalla malattia che lo affligge, incatenato dalla triste solitudine, la stessa luce del Signore che viene ad illuminare ogni uomo

Questo, come ci ricorda la prima lettura del profeta Isaia, sarà il più grande segno: che, cioè, anche noi, purificati, limpidi, trasparenti, siamo capaci di generare luce, di trasmettere la bellezza di un sole intramontabile, la luminosità di una stella cadente che si posa su ciascuno.

 

 

Quarta Domenica di Avvento
22 dicembre 2019
Padre Onofrio Farinola
Blog Parola 4.0Padre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0 autografo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti & Meditazioni

 

N.B Ricordo che per poter effettuare commenti e partecipare attivamente al blog
é necessario creare un proprio account personale. Maggiori informazioni qui.

 

 

Condividi su Facebook o tramite WhatsApp

Attenzione: commenti permessi ai soli utenti registrati!