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"Ne scelse dodici"

(Lc 6,13)

 

 

La festa degli apostoli Simone e Giuda che la Chiesa ci fa vivere oggi, ci permette di riflettere sulla nostra chiamata. Questa della chiamata, deve essere per noi credenti un "chiodo fisso" ben conficcato nella nostra memoria e nel nostro cuore. Si tratta di essere sempre più consapevoli di ciò che siamo. La parola "apostolo", che Gesù dà ai chiamati, deriva dal greco "apostolos" e vuol dire "inviato".

Il cristiano è un apostolo per vocazione, per questo è un inviato. Il rischio, purtroppo per la maggior parte dei cristiani, è vivere una vita di fede accomodata e accomodante, senza avvertire quella spinta in avanti, quella dinamicità che orienta i passi verso l'annuncio, senza che se ne avverta il desiderio di portare il Vangelo nelle trame della storia quotidiana. Releghiamo la fede in un angolo remoto della nostra memoria, quasi fosse un semplice "ricordino" da tenere a bada, magari spolverandolo di tanto in tanto.

La fede ci è stata donata perché noi ci sentissimo inviati ad annunciare il Vangelo. Per dirla con una terminologia corrente, siamo "cristiani poltronari", più che legati alle poltrone del potere, attaccati alle poltrone della comodità.

Ma Gesù chiama per inviare.

Che cristiano sei?

Ti senti investito della missione di annunciare? Quanto ti impegni per l'annuncio?

Come vivi il tuo essere inviato?


Buona giornata!


 

 

Roma, lunedi 28 ottobre 2019

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Padre Onofrio Farinola Blog Parola 4.0

 

 

 

 

 

 

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